Non selezionerei Babbo Natale



Caro Babbo Natale

è tanto che non ti scrivo una lettera, e per tanto intendo più o meno… 30 anni. Ecco come inizio non è il massimo, mi rendo conto, eppure questo Natale ho davvero bisogno del tuo intervento. In realtà ne ha bisogno la mia azienda. Noi siamo di quelle società un po’ all’americana, siamo “head hunter” , si, non fare quella faccia, vuol dire cacciatori di teste.

Non è quella tecnica praticata dalle popolazioni aborigene del sud-est asiatico, bensì l’attività di assicurare alle aziende i migliori cervelli presenti sul mercato che permettono loro di investire sul proprio futuro.

E fin qui tu dirai “bene, bravi, e quindi?”. Ecco, sul “bene, bravi” ci siamo.
Perché peraltro dicono che siamo bravi davvero, puoi tenerlo presente nella tua to do list del 25?!

Il tema è questo, cerchiamo persone, noi le chiamiamo RISORSE UMANE ma ultimamente sento mancare un po’ il concetto di “cuore”.
Il nostro lavoro è bello. E quando dico bello intendo bello davvero.
Ma mi ritrovo alla scrivania, inserisco dati nelle griglie, leggo valutazioni, faccio salti mortali, a volte anche nel vuoto, passo da una call all’altra come se fossi sulle montagne russe e, cercando come tutti gli anni di fare anche qualche regalo, penso che a volte perdiamo di vista quell’umanità che c’è dietro a tutto questo.
Come faccio a spiegartelo?
Dai, ti faccio un esempio.

Quello che voglio dire è che se oggi mi dicessero che devo cercare un Babbo Natale, temo che tra i candidati non selezionerei te, perché mi chiederebbero un tipo proveniente da quelle multinazionali ambite da tutti nel cui curriculum c’è scritto che gli piacciono gli animali, i lavori in team e gli sport invernali (slittino sarebbe perfetto). Restando in Italia probabilmente Babbo Natale sarebbe un manager, sui 40 anni che tra le “varie” mi ha scritto che ama il panettone, che ha fatto il volontario all’Abio e che ha visitato la Lapponia con “Avventure nel mondo”.

Scarteremmo te, capisci! Col tuo vestito rosso, il colesterolo a 300 e le gote colorate dal vin brulè (a proposito, fai più attenzione a tavola quest’anno… che non vorrei trovarmi davvero a gestire la ricerca di un nuovo Babbo Natale!)
Scarteremmo te. Mister generosità, mister simpatia. Colui che al di là di come è stato il nostro anno, ci porta un regalo o quantomeno una speranza.

Quindi, cortesemente, potresti portare la notte del 25 un po’ di cuore e sensibilità? E magari riusciremo l’anno prossimo a vedere più sorrisi, a sentire forti strette di mano, ad avere davvero la forza per investire e guardare al futuro… Anzi, guarda, basterebbe qualcosa di magico (sarai pieno di ‘ste robe no?) perché credo che tutti noi, tutti i miei colleghi, i clienti e i candidati non siano solo intelligenti ma anche sensibili e molto “di cuore”.
Forse banalmente a volte ce lo dimentichiamo e basta. Ci aiuti?
Grazie. Grazie mille. E prometto di non far passare altri 30 anni prima di scriverti.

Buon te stesso

Chiara Barluzzi, Practice Leader


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