Dove c’è Smart Working, c’è Casa



home-office-569153_960_720Sembra lo slogan di un messaggio pubblicitario, in stile televendita, eppure lo smart working sta prendendo sempre più piede. Molti possono storcere il naso al solo pensiero, altri lo confondono con il telelavoro, altri ancora credono che faccia parte della moda di “inglesizzare” qualsiasi espressione italiana poco cool.

 

Ma che cos’è lo smart working?

Introdotto con la rivoluzione digitale degli ultimi anni, questo strumento permette di valutare le attività sulla base dei risultati raggiunti e non sulle ore messe a disposizione dalla persona. In sostanza verrebbe da pensare che lo smart working ci permetta di lavorare ovunque, anche in pantofole e dal divano.

Continua a suonare come uno spot televisivo vero?

In realtà lavorare in maniera intelligente non significa dire addio a superiori e colleghi, ma trascorrere quattro giorni in ufficio, ed essere operativi un giorno da casa.

 

I vantaggi possono essere molteplici. Ipotizzando che la produttività rimanga stabile o che addirittura aumenti, i lavoratori e l’azienda ne godrebbero reciprocamente. L’azienda per esempio, potrebbero risparmiare sugli spazi: ambienti più piccoli, bollette elettriche e affitti meno cari.

 

Sebbene sia ormai uno strumento molto utilizzato in Europa, l’imprenditoria italiana sembra essere un po’ refrattaria. Circa il 50% delle aziende ha introdotto sistemi sperimentali negli ultimi anni ma solo l’8% ha inserito un programma di Smart Working.

 

Eppure potrà risultare sorprendente sapere che una grande azienda come Barilla nel 2013 ha stilato un progetto di smart working, coinvolgendo 1600 dei suoi dipendenti. Per ora si tratta di 4 giorni al mese da concordare con il proprio superiore, ma questa iniziativa ha registrato un importante successo e un aumento della soddisfazione del personale.

Inoltre, entro il 2020, tutti i dipendenti, ad eccezione degli impiegati sulle linee produttive, potranno godere del lavoro flessibile.

 

Pertanto, a dispetto di quello che possono dire i numeri, Il futuro del lavoro sembra promettente, soprattutto sapendo che delle aziende italiane storiche diventano pioniere nel mondo del lavoro.

 

Antonio Argirò

 

 

 


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